La Lettera de Marine

Courrier MarineBcourrier de marineBCaro Toton,
Mi chiamo Marine e vivo a Montreux anche se sono originaria di Lugrin, un paesino a pochi chilometri, sulla sponda opposta del Lago di Ginevra.
Divorziata da dieci anni, ho venduto l’anno scorso l’appartamento in cui i miei figli sono cresciuti per trasferirmi in una grande casa con giardino. Ognuno ha la sua camera da letto e l’ultimo piano è interamente destinato ai bambini. Diciamo che bambini è un eufemismo! Oggi hanno 17, 19 e 21 anni! Il padre è rimasto a Lugrin, dopo il divorzio si è trasferito a casa della sua nuova compagna e di suo figlio. Negli ultimi dieci anni è stato con i nostri figli una volta ogni quindici giorni, nei fine settimana. Non avrei mai immaginato che nel momento in cui le scrivo e già dall’inizio del confinamento, si siano stipati tutti a casa sua! Sono in sette! Anche la ragazza del primogenito ha deciso di seguirli! E io? Fluttuo, senza ostacoli, tra i tre piani e il giardino. Ho sbagliato forse in qualcosa? Questa casa non va? O peggio, sono una cattiva madre?

                                                                                                              Marine de Montreux

Cara Marine,
Nessuna inquietudine! La scelta del luogo di confinamento riserva qualche sorpresa. Di fronte alla paura, all’incertezza e all’irreversibilità di un isolamento forzato, affiorano strani sentimenti. In primis, la regressione. Avrà notato come sui social network, in questo momento, scorrono solo immagini di un tempo che fu. Un collega d’ufficio in pantaloni corti che spegne la sua seconda candelina, la più sexy delle amiche su un letto in fasce, la foto di un riccioluto adolescente in camicia hawaiana che mai riusciremo ad associare al nostro contabile. Aleggia sul net il profumo della colla coccoina alle mandorle amare, la flagranza della cotognata alla ricreazione. La casa del tempo che fu è il Nido. Il luogo dell’infanzia, la nostra cameretta, papà e mamma. Il desiderio di Nido, che abbiamo giustamente abbandonato per diventare adulti, nei momenti di disagio della nostra mente, riappare come alla ricerca di un ancoraggio. Scivolo, sempre più giù, mi tengo all’ultimo appiglio, appena prima di scomparire. Ai tuoi figli, che hanno lasciato il nido trasferendosi con te nella nuova casa, restano solo, papà e mamma. Probabilmente la continuità del tuo rapporto con loro ti ha trasformata in madre e poi in una donna. Ma il papà del sabato e della domenica è ancora lì! Nel Paese dei Balocchi di Pinocchio, è sempre domenica. Vai, fluttua pure senza ingombri, come tu dici, e goditi la tua nuova casa. Poi prepara i letti. I tuoi figli lasceranno presto quest’ultimo Nido, per tornare a casa.

Con tutta la mia stima
Toton

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