La lettera di Benedetta

courrier Benedetta B                        Gentile Architetto Viola,

chi le scrive, per ragioni di lavoro e di vita, ha sempre avuto un particolare rapporto con la propria casa. Quarant’anni di tournée teatrali mi hanno portato in giro per gli alberghi e i residence d’Italia e del mondo. Ho vissuto quindi una buona parte della mia vita in ambienti magari confortevoli, ma anche piuttosto impersonali. Mi bastava tirare fuori dalle valigie i libri, gli oggetti più personali, gli abiti, disporli in giro per la camera o per l’appartamento e quella camera, o quell’appartamento, diventavano automaticamente la mia casa. Trascorrevo più tempo in teatro o in giro per le città e non mi ponevo alcun problema sull’assenza di identità di quelle case. Sarà stato per questo che, in occasione del primo matrimonio, ho lasciato che la casa venisse arredata secondo il gusto del mio primo marito (gusto peraltro condiviso) e che, in occasione del secondo matrimonio, io sia entrata in un appartamento già arredato fin nei minimi particolari. Mi limitai, in questo secondo caso, ad acquistare un copriletto e a portare con me una bella scrivania antica, dono di mia madre. Dopo tanti anni di vita in ambienti arredati da altri e vissuti senza particolari emozioni, provo adesso un sottile disagio per tutto ciò che fin qui non ho fatto per tentare di personalizzare e di vivere in maniera più intima la mia, le mie case. Le scrivo per questo, per chiederle un consiglio, per ricevere da lei una suggestione che possa modificare questo mio mancato rapporto con la casa, questo mio modo di vivere che mi appare sempre più inadeguato e che mi regala, in definitiva, poca felicità.

La ringrazio per la sua attenzione e le invio un cordiale saluto.

Benedetta da Roma

 

Egregia Signora Benedetta,

il suo racconto è la prova che si può abitare senza costruire e si può costruire senza abitare. Le azioni che lei compie nelle stanze d’albergo e nella sua casa, sono come quelle del saggio, di questo antico racconto cinese. C’era una volta un villaggio sul quale non pioveva da ormai tanto tempo. Gli abitanti, allo stremo, andarono a chiamare il saggio del vicino villaggio, dove le genti prosperavano, perché facesse piovere anche da loro. Avrebbero dato qualunque cosa egli avesse domandato. Ma il saggio chiese solo di poter occupare una piccola casa abbandonata ai margini della città. Il primo giorno non successe nulla, il secondo non portò neanche una goccia di pioggia ma al terzo un copioso rovescio ridiede vita ai campi e speranza agli uomini. Tutti felici andarono a ringraziare il saggio e a chiedergli come avesse fatto. Ed il saggio, sulla soglia della sua modesta dimora, rispose – il primo giorno mi son riposato poiché ero stanco del viaggio, poi il secondo ho ripulito la casa che mi avete offerto e il terzo infine ho potuto meditare.”  Le azioni che compie il saggio, come le sue, implicano una modificazione più o meno diretta dello spazio domestico. Esse domandano operazioni, strumenti e competenze per trasformarlo. In questo senso sono costruzione e progetto. L’ultima azione, quella del meditare, non modifica lo spazio, lo integra senza modificarlo. Meditare è una contrazione del tempo, come un dejà-vu, il naufragare negli occhi dell’amato, perdersi nella creazione o sulla scena, abitare il suo personaggio. Un accordo perfetto tra sé e il mondo, essere e fare diventano uno. Questo è l’abitare! La relazione felice ed equilibrata con la propria casa. La questione quindi da porsi è: perché questo suo abitare/costruire oggi non la rende più felice? Escludendo l’ipotesi della ricerca di un terzo marito, forse oggi il suo desiderio di abitare comincia ad essere più potente e ad affrancarsi da quello del suo compagno. Forse chiede un altrove, uno spazio dove possa manifestarsi in tutta libertà. Può essere giunto il momento de l’inversione, perché Lei costruisca la casa per accogliere l’altro. Cominci a cercare questo luogo, come diceva Frank Lloyd Wright, il più lontano da casa. Che sia un vero altrove non in concorrenza con lo spazio quotidiano. Cerchi questo luogo, viaggiando, guardando gli annunci, incontrando i loro proprietari. Il suo desiderio si costruirà e si manifesterà durante il viaggio. E quando sarà forte e potente sarà lui stesso a mettere radici. E a Lei non resterà che seguirlo.

 

Con affetto e stima Augusto Antonio Viola

 

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