La lettera d’Hermann

courrier hermannB               Caro Augusto,
non mi resta che scriverle. Cosa posso fare ancora per convincere Clara, la mia compagna, che non possiamo più vivere in una casa che sembra Beirut dopo la guerra, un campo profughi, un suk d’Aleppo bombardato. Cumuli di abiti in attesa di essere stirati, stoviglie stipate, oggetti che a forza di essere spostati hanno perso la certezza di una definitiva collocazione. Eppure, sistematicamente, insieme, durante il week-end lanciamo campagne di riassesto, di bonifica di questo immenso casino. Ma inevitabilmente, in poco tempo il disordine risorge. Come la marea dilaga e sommerge la nostra casa. Ci crederebbe se le dicessi che la mia Clara insegna matematica? E con la stessa precisione, ha cura di sé e della nostra relazione? Ieri sera sono tornato tardi dalla redazione, sono giornalista. Mi è venuta incontro bella come sempre, mi ha baciato e bendato gli occhi con le sue mani : « Vieni amore ho una sorpresa per te » . A tentoni nel buio ho attraversato la casa. « Dai, Ora puoi aprire gli occhi ». Nella nostra camera da letto, tra le pile di abiti e ombre di cumuli indistinti, come una piccola radura illuminata nella foresta, una visione. Il nostro letto con lenzuola stirate, morbidi cuscini assortiti, comodini lustrati, tappetini pettinati, pigiami piegati sul bordo del letto e al suo centro una rosa rossa. Sono disperato. Cosa fare ?

 

                                                              Hermann di Lille, giornalista.

 

Caro Hermann,

io comincerei con il dirle che ci sono almeno “Due disordini”. L’uno sciatto, impregnato di abbandono, l’altro creativo carico di nuove promesse. Un po’ come quel caos primordiale delle culture antiche dal quale nasce un nuovo mondo. Si prepari quindi a quando Clara, in quanto matematica, un giorno le citerà Einstein : « Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa sarà segno allora una scrivania vuota?». La soglia tra ordine e disordine è un vasto confine informe e permeabile. Un gruppo di ricercatori della Carlson School of Management, dell’Università del Minnesota, nel 2013 ha fatto degli esperimenti per studiare come la casa influenzi la creatività. Dividendo il gruppo di studio in due ambienti separati, l’uno ordinato e l’altro no, è risultato che quello dello spazio disordinato ha prodotto più idee innovative. Se lei vede la sua casa come una collezione ordinata e ragionata di un Museo, forse la sua Venere degli Stracci, cerca la sua ispirazione nei Wunderkammer, in italiano, camera delle meraviglie o gabinetto delle curiosità. Louvre? o Mur de l’Atelier d’André Breton? (foto). Complessità, eterogeneità, diversità, ma anche percorsi aleatori e non logici sono ingredienti altrettanto necessari per ordinare i nostri pensieri. Pico della Mirandola organizzava in frammenti la sua memoria e ne associava ciascuno da un cassetto. Quali contenitori per Clara? Aperti, dove le cose contenute sono visibili? Chiusi, per occultarne il loro contenuto? Ripostigli, sgabuzzini, corridoi, mansarde, cantine ma anche, bauli, madie, secretaire, sono spazi di accumulazione oggi, estinti, a causa dell’esiguità dello spazio nelle nostre case. Si dica che la sua compagna è una vittima della modernità! Io le consiglio, dopo avere escluso l’eventualità di una latente Sindrome di Diogene (patologia del disordine e dell’accumulazione convulsa, descritta da Clark nel 1975) e dopo averle offerto il libro di Marie Kondo, Il magico potere del riordino, di regalarle non rose ma Spazi di accumulazione. Luoghi oscuri, spazi interstiziali della casa, La stanza di Clara, in cui essa possa liberamente esprimersi. Da qui forse potrebbe sorgere la fondazione di un ordine nuovo.

Con rinnovato ottimismo, suo Augusto Antonio Viola

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