La lettera di Gilbert

Courrier Gilbert                     Egregio Signore,

Le scrivo prima di morire soffocato!

Mi Aiuti

Mia moglie ed io abbiamo vissuto nella nostra casa di periferia per 50 anni. Una bella casa con un piccolo giardino. Lì vi abbiamo cresciuto i nostri 3 figli, e siamo stati molto felici. Soltanto che, dall’epoca delle collane in pasta dei nostri bambini, alle ceramiche messicane dell’ultimo viaggio, la casa straripa. Mia moglie conserva tutto, non butta via nulla! Un vero caos! Potremmo aprire un mercato delle pulci. Lei mi dice che ogni cosa le evoca un ricordo, ma per me, non solo nulla mi evoca nulla, ma trovo tutto brutto! Mi aiuti la prego, prima che il quadro luminoso della risaia vietnamita, sopra il nostro letto, non si trasformi in una spada di Damocle!

Gilbert.

 

                        Signor Gilbert,

Probabilmente la sua tenera moglie ha trasformato la casa in una cassaforte, per proteggere dal resto del mondo ciò che, ai suoi occhi, è prezioso, fragile e unico. È consentita una sola chiave per aprirla. È difficile, ma non impossibile per lei accedervi. L’uomo accumula tesori e l’architettura costruisce luoghi perché essi possano viaggiare nel tempo: musei, pinacoteche, archivi, biblioteche. Anche collezioni viventi: stazioni zoologiche, giardini botanici, banche di semi. Quella di Svalbard Global Seed Vault è una gigantesca cassaforte scavata in un ghiacciaio della Norvegia, a circa mille chilometri dal Polo Nord. Ad una scala ridotta, tutte queste collezioni trovano posto nella casa. Dai castelli, con le biblioteche, le gallerie di ritratti o di stemmi, alle nostre case, sugli scaffali o negli album di famiglia. La pratica dell’accumulo è comune a molti. Freud, egli stesso grande collezionista, evoca un legame tra collezione ed erotismo, definendo l’oggetto raccolto come un feticcio erotico che ci protegge dall’ansia. Ovviamente lei non intravede alcun erotismo nel quadro luminoso della risiera vietnamita. Cercare, raccogliere, proteggere, mostrare, sono quattro azioni che si incarnano nel simbolo dell’Arca, una raccolta vivente messa in balia degli elementi per quaranta giorni, in attesa di poter fecondare nuovamente la terra. Non le resta quindi, che scatenare un diluvio! Del resto, la sua disperazione mi sembra preannunciarne uno di grande amplitudine! Dopo aver scagliato tuoni e fulmini, offra un’Arca alla sua dolce Noè. Uno o più bei bauli. Una volta riempiti li affidi al mare: soffitta, cantina, garage. Solo sua moglie potrà legittimamente accedervi con la sua chiave. Chiunque voglia violare il suo tesoro, sarà sottoposto a terribili punizioni! Per lei, che penso non abbia più nessuna voglia di rivedere i suoi ninnoli, non c’è nessun rischio!

Con tutta la mia empatia
Augusto Antonio Viola

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